24/07/2016

Anche questa notte non è stata una delle migliori: la diarrea ha colpito ancora.

Cerco di non farmi prendere dalle paranoie, anzi cerco di essere positiva per la giornata. Mi vesto e vado in cucina, dove trovo Patrizio che stava già preparando la colazione. Mi unisco a lui e allestiamo un tavolo degno di una vacanza.

Ci raggiungono dopo poco Francesca e la figlia Albertina. Nel bel mezzo della colazione però sono letteralmente corsa in bagno perché avevo avuto un altro attacco (che cosa imbarazzante).

Prendo due imodium e torno da loro scusandomi. Ero indecisa se andare alla messa o no, ma alla fine opto per andarci. La celebrazione è durata ben due ore perché nella parte finale si è discusso anche delle elezioni. Qui la messa è una vera e propria assemblea cittadina dove si può discutere di tutto.

Ci sono stati due episodi da ricordare: Il primo riguarda una bambina seduta davanti a me. La vedo con un pacchetto di patatine in mano, vuoto. Lei comunque continuava a metterci le mani dentro e successivamente se le infilava interamente in bocca. Indovinate cosa stava “mangiando”? il sale. Non soddisfatta, forse perché la mano era un po’ scomoda da infilare ogni volta, decide di aprire il pacchetto e leccarlo direttamente.

Il secondo episodio invece riguarda sempre la fine della messa. La donna che di solito fa gli annunci della settimana, domanda “c’è qualcuno nuovo nella comunità?”. Suor Cecilia ci fa cenno di alzarci e subito tutta l’attenzione era concentrata su di noi: “le persone bianche”. Parte un breve applauso e degli urletti femminili(quelli di cui vi avevo parlato la scorsa domenica).

Usciti dalla chiesa siamo dovuti anche andare a firmare un quaderno degli “ospiti/visitatori”.

Ma non appena stavamo per tornare a Dagama mi riprende un altro attacco. Dico subito a suor Cecilia che non stavo bene e dopo dieci minuti riesce a fermare una macchina per farmi accompagnare. Un range rover nuovissimo con dentro 3 donne e 5 bambini. Non vi dico come mi sono dovuta mettere a sedere.

Fortunatamente sono riuscita ad arrivare in bagno in tempo, ma dopo poco sento che qualcuno mi chiamava: era sempre suor Cecilia; voleva che andassi in convento per parlare con Suor Rosaria.

Solita romanzina: tu devi andare in ospedale, Suor Cecilia è molto preoccupata, ci sono degli ottimi medici, noi siamo responsabili di te e così via. Le rassicuro e le ringrazio; prometto loro che se mi dovessi ancora sentire male sarei andata alla clinica.

Prima di pranzo, vado a controllare i lavori. Stavano mettendo le piastrelle del portico finalmente e i pittori stavano dando la seconda mano.

Pranziamo tutti insieme e poi con la famiglia torniamo alla guest house dove riposiamo per un paio di ore, anche perché comincio un po’ a sentirmi deboluccia.

Il pomeriggio non è stato niente di che, abbiamo chiacchierato un po’, una partita a carte e poco altro.

Prima di cena torno in cantiere per scattare un po’ di foto e per vedere l’operato. Diciamo che per essere domenica si è lavorato abbastanza.

Tornando al convento vedo le suore molto euforiche; ci cominciano a mostrare le foto del tramonto, dicendo che oggi era così bello perché era il “giorno della preghiera”.

Mi trattengo dallo scoppiare a ridere. E’ lo stesso identico tramonto che c’è ogni santa sera; loro però non si accorgono perché a quell’ora di solito pregano. Francesca mi guarda e capendomi mi dice “faccele credere”.

Tornati alla guest house, stiamo un po’ fuori in giardino a parlare e messaggiare e poi a una certa ci salutiamo per andare a letto.

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