26/07/2016

La mattina mi sveglio prestissimo. Alle 5:00 sono già in piedi e non sapendo cosa fare, mi metto a scrivere il diario di bordo. Nel mentre, sento alcuni rumori: la famiglia Sanchioni credo si sia svegliata. Così mi preparo e vado diretta in cucina per preparare la colazione. Dopo poco arrivano tutti e tre.

Tra una cosa e un’altra (african time), partiamo da Dagama alle 9:30 verso un ingrosso di cancellaria perché la famiglia Sanchioni deve comprare quello che serve per la scuola di Kampelembe, dedicata ad Andrea,il figlio deceduto.

Prima però ci fermiamo al convento di Ndola dove veniamo accolti da molte suore. Ero già stata al convento con suor Cecilia, ma non ero riuscita a vedere la scuola materna piena perché ero andata di sabato. Scesa dal furgone vengo subito attratta da tante voci di bambini, ma trattengo la curiosità e faccio i doverosi saluti. Subito dopo con Albertina ci siamo intrufolate nelle aule. Immaginatevi 50 nanerottoli, tutti con il grembiule, seduti ad un tavolo di legno proporzionale alle loro dimensioni. Il loro sguardo subito si è concentrato su di noi, nonostante le maestre cercassero di richiamare l’attenzione. In coro ci hanno salutato e chiesto come stavamo. C’è poco altro da dire; li avrei voluti abbracciare tutti.

Dopo poco rimontiamo sul pulmino e raggiungiamo questo ingrosso dove la famiglia Sanchioni compra tutto il necessario. Senza fermarci andiamo diretti alla scuola. Vi dico che per arrivarci ci vuole un’oretta perché, essendo localizzata in mezzo al niente, gli ultimi sette chilometri presentano una strada improponibile. Fortunatamente arriviamo sani e salvi a destinazione, dove c’era ad aspettarli il direttore della scuola, a cui loro hanno pagato il corso di studi. Ci ha fatto visitare tutte le aule, mostrandoci orgoglioso il loro grado di istruzione. I bambini erano di tutte le età: dai 6 ai 13 anni.

Inoltre avevano preparato per loro canti in loro onore e un’esibizione di ballo. E’ stato proprio un bel momento; Albertina, che era la prima volta che visitava la scuola, l’ho vista particolarmente colpita da tutto ciò e non nego che anche a me ha fatto un bell’effetto. Quelle cose che riempono anche se non sono indirizzate direttamente verso di te.

Al temine dell’esibizione il direttore ha voluto mostrarci anche la nuova clinica, costruita li vicino, ancora non attiva, e lo stabile destinato alle residenze. La parte divertente di tutto ciò sapete qual’è? Questi edifici sono stati realizzati da poco e indovinate cosa manca all’interno? Il bagno. Hanno dovuto realizzare un “bagno”esterno successivamente (lo virgoletto perché quello che loro chiamano bagno sono solo quattro pareti di mattoni giusto per coprire).

Dopo il tour panoramico il pulmino si riempie degli insegnanti della scuola, compreso il direttore e in ben 12 persone attraversiamo l’impervia stradina di 7 chilometri. Ho temuto il peggio. Abbiamo fatto un paio di fermate per scaricarli tutti e finalmente abbiamo preso la strada verso casa.

Durante il viaggio Suor Rosaria, nonostante le numerose buche, è riuscita a dormire tutto il tempo. Che donna!

Arriviamo a Dagama verso le 16:00 e non contenta del mio tasso di stanchezza, vado verso il laboratorio per vedere come procedevano i lavori. Faccio un bel respiro prima di entrare e noto che come al solito in mia assenza le cose procedono molto lentamente. Decido di non arrabbiarmi e dico ai due direttori dell’impresa che entro il giorno successivo il lavoro dovrà essere terminato.

Torno in camera. Avevo bisogno di una doccia per togliermi tutta quella polvere addosso e soprattutto per rilassarmi un po’. Ma in Africa non puoi programmare nulla: niente la corrente; così decido di tornare in cantiere dove trovo l’elettricista con cui dovevo parlare. Prima di tornare alla guest house mi fermo a chiacchierare con Memory che mi chiede di aiutarla con matematica. Ci diamo appuntamento al giorno e al calar del sole mi dirigo verso la camera. La corrente era tornata così mi infilo sotto la doccia.

Verso le 18:30 andiamo verso il convento; Patrizio, dopo la cena, si propone di istallare, sul computer delle suore, Skype e non vi dico il loro grado di euforia nel fare una videochiamata. Urla, risate a squarcia gola. Con Albertina decidiamo di tornare alla guest, prima di vederle ballare sopra i tavoli.

Ci dividiamo una birra e ci fumiamo una sigaretta per terminare in bellezza la giornata.

Dopo alcune chiacchiere decido di andare a letto e senza l’aiuto del buon libro cado tra braccia di Morfeo.

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