29/07/2016

La preparazione della colazione è ormai quasi diventato un rito.

Don Paolo, che sarebbe il direttore del gruppo, alle 6:30 è solito celebrare la messa. Quindi molti di loro sono ritornati alle 7:30. Io e Regina, un’altra signora settantenne, abbiamo preparato la colazione, allestendo il tavolo della cucina con tazze, pane tostato, acqua calda, latte, scons (gentilmente offerti dal convento), biscotti, marmellate, chi più ne ha, più ne metta.

Erano dai tempi di Las Palmas che non facevo una colazione così numerosa; nonostante io ami la colazione in solitaria e soprattutto silenziosa e nonostante li conoscessi solo  da poche ore, ho passato una bella ora rilassante.

La loro mattinata è stata caratterizzata dalle “tappe iniziali”: cambio dei soldi, acquisto schede telefoniche e viveri.

La mia invece, sempre lavorativa. Finalmente i muratori hanno cominciato ad innalzare le mura del nuovo stabile che ospiterà l’ufficio. Non ci crederete ma hanno cominciato a lavorare alle 8:30.

Io mi sono dedicata ad attaccare dei cartelloni informativi dentro il laboratorio e dato che nessuna delle porte nuove si chiudeva bene, insieme al falegname, le abbiamo aggiustate.

Questo è stato anche l’unico giorno in cui ho pranzato fuori dal convento, perché il gruppo, come tutti gli anni, va solo a cena al convento. Il pranzo se lo fanno da soli. Infatti si sono portati tutto: olio, posta, passata di pomodoro, pesto, formaggio, prosciutto, limoncello (proprio da veri italiani doc).

Dopo pranzo vado nuovamente a visionare il cantiere e passo un po’ di tempo con i bambini di Dagama. Verso le 15:00 però torno alla guest house per aiutare il gruppo a confezionare i pacchi.

Vi spiego cosa sono questi “pacchi”:

ogni hanno quest’associazione regala a ogni bambino adottato (sono ben 400) una busta con dentro sapone per bucato, pane, leccalecca, saponetta,una bibita, dentifricio, zucchero e un pacco di farina di mais da 25 kg.

Tutto era ben organizzato; io avevo il compito di mettere nelle buste leccalecca e bibita.

Dopo circa un’ora, l’intero giardino era sommerso da ben 400 buste. Esausta dalla giornata mi vado subito a fare una bella doccia, anche perché cominciavo ad emanare un cattivo odore. Mi concedo un’oretta di riposo: scarico le foto dal cellulare e la macchinetta fotografica e scrivo un po’ di diario. Due ore volano così e alle 19:00 ci dirigiamo in convento per la cena. Al contrario della colazione,  la cena numerosa e rumorosa  mi piace proprio tanto. Le suore come al solito si sono rintanate nella loro saletta a guardare la televisione.

Dopo cena mi ricordo che avevo lasciato la porta del laboratorio aperto e non potevo permettermi di non andarla a chiudere, dato che ora c’erano anche i macchinari.

Mi armo di lanterna da campeggio perché a Dagama la sera non c’è nemmeno una luce e mi avvio. Dopo aver chiuso il lucchetto e riprendo la strada verso la guest house, mi sbuca di lato un’altra luce e vedo in penombra un uomo con il fucile: era il guardiano di Dagama. Potete benissimo immaginare il colpo al cuore, nemmeno sono riuscita ad emettere un suono. Vedendo balzare però mi dice “I’m sorry, Madame”;

La risposta da contessa sarebbe stata “I’m sorry ‘na s***a”, ma cerco di trattenermi e gli spiego, quasi con voce tremolante, il perché della mia pzxcfbnresenza lì.

Torno alla guest divertita da tutta la vicenda, con in mente la solita frase “tutte a me”.

La fine della serata è trascorsa tra chiacchiere, una loro breve riunione e una tisana rilassante.

Ci vediamo a domani gente e vi preannuncio che sarà una giornata da ricordare.

Annunci